Su Saline fare il punto della situazione (12.12.2008)

 

 

La condotta del Presidente Loiero sulla vicenda “Saline”, dal “No” al Carbone al “Sì” per il fotovoltaico, con una parentesi favorevole alla realizzazione di fantomatici insediamenti rispettosi della sbandierata vocazione turistica, costituisce il classico esempio di come la Calabria sia retta da una classe politica non adeguata per l’arduo compito che l’attende in un futuro alquanto incerto.

Nel momento in cui, finalmente, dopo anni di assoluto silenzio su un’area come Saline simbolo trentennale, non tanto dell’errata idea dell’industrializzazione calabrese, bensì manifestazione eclatante della mancata realizzazione di quella idea (con enormi corresponsabilità della maggiore forza di opposizione della prima Repubblica che, invece di incalzare e tallonare i governi del tempo per la realizzazione degli insediamenti promessi, è divenuta, nella sua azione di sabotaggio, oggettivamente, complice delle beffe perpetrate in danno dei calabresi), si rischia, per l’insipienza della classe dominante, di farla ritornare nel dimenticatoio, con grave danno per l’intera provincia, non solo per l’area grecanica.

Annunziare dinanzi al commissario europeo Hubner il miraggio fotovoltaico con i 1.000 posti di lavoro, senza dettagli concreti, ha il sapore dell’ennesima beffa.

E non ci si intende riferire agli enormi dubbi e scetticismi che, dal punto di vista tecnico-scientifico, il solare solleva, almeno nel presente. Infatti, il fotovoltaico consente l’installazione di centrali di ridotte dimensioni e di bassa potenza a causa dell’enorme costo delle celle e della scarsa efficienza delle stesse. Basti pensare che essa funzionerebbe poche ore al giorno a causa dell’interferenza delle nubi e delle ore notturne (si calcola che il funzionamento a pieno regime sarebbe limitato a 1.000 ore su 8.760 annue a differenza delle tradizionali centrali che hanno una resa pari a 6.000 ore annue). Insomma, il fotovoltaico è una prospettiva alquanto lontana su cui si deve investire in sviluppo e ricerca (la Germania, che è la nazione europea più avanti nel solare, produce l’1% della sua elettricità da questa fonte, ma l’80% è prodotta da carbone e nucleare). Insomma, bassa produttività e costi elevatissimi (ogni Kwh prodotto costa tra 36 e 45 centesimi a fronte dei 4 centesimi del carbone o dei 4/5 del nucleare).

La proposta di Loiero sembra assumere ancor più il sapore della beffa specie se la si collega a quanto affermato, solo un paio di mesi fa, dallo stesso governatore, dal Presidente Bova, dall’amministrazione comunale di Montebello durante un’adunanza tenutasi all’aperto, dall’amministrazione provinciale reggina, nel motivare l’irrazionale “No” alla realizzazione della centrale a carbone proposta dalla SEI Spa.

Ma come, non si era detto che la Calabria non aveva bisogno di energia essendo, nella sua povertà, autosufficiente? E non si era detto che Saline sarebbe stata destinataria di interventi già programmati incompatibili con centrali elettriche che avrebbero compromesso la (e)vocazione turistica? La verità è che nessun progetto turistico era stato preparato per l’area della Liquilchimica e che si è scelto di annunziare la centrale fotovoltaica “al buio” come se i reggini avessero “l’anello al naso”.

Si è detto “No” al carbone senza attendere neppure l’esito della Valutazione Impatto Ambientale. Senza verificare se il progetto, ovviamente nel rispetto di tutte le normative a tutela della salute e dell’ambiente, potesse essere produttivo ed utile per l’intero comprensorio.

Ad ogni modo, l’eventuale centrale solare (che sembrerebbe interessare l’area dell’ex OGR) non appare per nulla incompatibile con la proposta avanzata dalla SEI, localizzata su parte dell’area dell’ex Liquilchimica. Anzi potrebbero rappresentare parti necessarie per la creazione di un polo tecnologico avanzato sol che si coinvolgesse anche l’Università per la realizzazione di un centro di ricerca nella stessa area, passando per il risanamento del porto, oggi insabbiato, da utilizzare per fini turistici. Tutto ciò rappresenterebbe un fiorire di iniziative, volano per lo sviluppo dell’intera zona, cerniera tra l’Area metropolitana dello Stretto e il distretto culturale della locride.

Concordo con Alvaro e credo, perciò, che si debba aprire un serio ed approfondito dibattito che, attraverso il coinvolgimento dei diversi attori, enti locali e soprattutto delle popolazioni, stimoli ed incalzi le istituzioni, la politica, il mondo produttivo e l’Università affinché il silenzio non cada definitivamente su Saline che da simbolo delle promesse mancate può e deve diventare segno tangibile della riscossa calabrese.