Voci di ribaltone alla Provincia (14.2.2009)           

 

            Le notizie che rimbalzano da Palazzo Foti sul possibile ribaltone targato Bova-Fuda-Loiero non ci sorprende più di tanto. Siamo stati facili profeti, purtroppo, allorquando sostenevamo, sia in sede di interpartitiche pre-elettorali, sia nell'immediatezza del voto, sia nell'unico vertice politico di maggioranza del 2007, che la coalizione che sosteneva l'avv. Giuseppe Morabito si sarebbe dovuta distinguere dalla precedente Giunta “Fuda” nei modi e nei comportamenti.

            Avevamo più volte richiamato l'attenzione del candidato Morabito e dei segretari dei partiti, che allora lo sostenevano, a porre in primo piano, in piena discontinuità con la fallimentare Giunta del Polo del 2002, il rapporto tra il Presidente ed i partiti intesi come soggetti portatori di interessi generali – seppure con una visione, appunto, di “parte” – piuttosto che un rapporto fondato sulla logica del puro scambio con i singoli eletti mossi più dalla voglia di soddisfare gli interessi dei loro comitati elettorali.

            Al fine di scongiurare rapporti opachi e trasversali tra i singoli e con i singoli, avevamo sottoscritto un accordo – suggellato dalla firma dell'avv. Morabito – in cui si stabiliva la presenza in Giunta di ogni partito o lista che raggiungeva il quorum elettivo, oltre al coinvolgimento – seppure negli enti di derivazione provinciale – anche di quelle liste o partiti che non avrebbero eletto alcun rappresentante, nonché l'insediamento di un tavolo politico che avrebbe dovuto affiancare, in un confronto leale ed aperto, la Giunta Provinciale.

            Ed invece, Morabito si è comportato come Fuda. Ha calpestato gli accordi, ha trattato direttamente con gli eletti o con i loro referenti di turno (che non erano i partiti), ha spaccato e cancellato, dal Consiglio, forze politiche che avevano contribuito alla sua elezione. Ed oggi potrebbe rimanere vittima della medesima logica che, in perfetta continuità con il suo predecessore, ha sostenuto e praticato.

            Purtroppo siamo rimasti unica “voce che urla nel deserto”. Senza nemmeno il supporto di coloro che oggi si dichiarano offesi per le voci del ribaltone. Non è possibile avere le fette di salame sugli occhi dentro il Palazzo e reagire solo alle notizie di stampa. Se non si contrasta un metodo di agire, se non ci si oppone ai trasversalismi, prima o poi arriverà il proprio turno. Non ci convince, peraltro, la lettura della vicenda da parte di Rifondazione Comunista indignata per accordi sottobanco con forze “nemiche” collegate a Berlusconi. Letta così, mi pare eccessivamente “nobilitata” la vicenda. Il problema, in buona sostanza,  non è “con chi e da che parte stanno” le forze del ribaltone. Il vero problema è che, come denunciato pubblicamente più volte, non è possibile piegare le istituzioni a luoghi di trattativa privata. Credo che ci si doveva indignare quando gli accordi politici (e non personali) venivano calpestati. Ci si doveva indignare quando si privilegiava il rapporto con i singoli senza identità politiche. Ci si doveva indignare di fronte al mantenimento di gruppi consiliari virtuali, utilizzando il nome di partiti non più rappresentati perché gli eletti li avevano abbandonati. Ci si doveva indignare di fronte a postazioni in Giunta  espressioni di singoli. Invece, si è preferito mettere, come lo struzzo, la testa sotto la sabbia, senza lungimiranza specie per una provincia debole e fragile, sotto tutti i punti di vista, come quella reggina