Non è più solo questione di trasversalismi o semplici cambi di casacca. Che la politica ci abbia ormai abituati ad uno spettacolo poco degno del suo nome, lo sapevamo. Forse troppo, però, quando pur di beneficiare di privilegi e diritti e mantenere in piedi strutture ci si appropria, indebitamente, il simbolo di un partito che non è più il tuo.
I Socialisti reggini annunciano battaglia a difesa della propria immagine non esitando di adire le vie legali a causa di quella che definiscono <una situazione scandalosa, paradossale e lesiva delle regole di corretto comportamento politico nonché di rispetto nei confronti di cittadini ed elettori>.
Nella denuncia del segretario provinciale Gianpaolo Catanzariti e compagni il cambio di casacca di Bernardo Russo e Rocco Agrippo, eletti in consiglio provinciale tra le fila de “I Socialisti” e successivamente passati al PD. Dimissioni accompagnate da tanto di lettera ufficiale indirizzata alle rispettive segreterie (nazionale, regionale e provinciale) del partito, nonché al presidente della Giunta Morabito.
Ciononostante i diretti interessati – pare – abbiano omesso <la comunicazione, dovuta – precisa Catanzariti – di non riconoscersi più nel gruppo consiliare denominato “I Socialisti”>. Risultato? Nonostante tra gli scranni del Palazzo provinciale, di fatto, non siedano più consiglieri che si riconoscano nel partito, esiste ancora un gruppo consiliare de “I Socialisti” di cui sia Agrippo che Russo, nel frattempo protagonisti di una staffetta anche in seno alla Giunta, ne sono stati (e il secondo risulta tutt’ora) capigruppo.
Sta proprio in questo il paradosso, spiega Catanzariti:
<mantenere in piedi un gruppo consiliare significa garantire diritti e
privilegi gravando su risorse che potrebbero essere impiegate diversamente>.
Significa poter usufruire di una struttura, avere assegnati appositi locali,
aver garantito il gettone di presenza ogni qualvolta si prenda parte alla
conferenza dei capigruppo.
Venerdì 24 aprile 2009 ore 19:44